A Napoli città e arte contemporanea dialogano sul bene e il male nell’uomo

Ho scritto un articolo per Il Giornale delle Fondazioni che mi ha ricordato il piacere di scrivere.
Non solo perchè nonostante la complessità del discorso tutti i tasselli si sono incastrati creando quel famoso puzzle dai pezzi esattamente combacianti che tanto rincorre chi scrive, ma anche e soprattutto per il progetto di cui ho parlato e della sensazione che si prova – e ho provato – quando attraverso le parole una situazione diventa propria: la si comprende, possiede, per poi regalarla a chi leggerà, cercando di comunicare almeno un po’ di quell’entusiasmo che si è provato quando il messaggio dell’artista ha raggiunto il petto.

Si tratta di un iter formato da sette momenti diversi, per cui l’artista Gian Maria Tosatti ha scelto la città di Napoli, per analizzare i limiti del male e del bene dell’animo. In particolare, quella che si propone è un’ascensione che tende alla liberazione dell’uomo, intitolata “Sette Stagioni dell’Anima”, che partendo dal male più basso, l’inconsapevolezza – del male stesso e dell’esserne artefici – e definito “1_La Peste”, passa alla seconda fase “2_Estate” presentata giusto oggi al pubblico napoletano con una conferenza presso l’Accademia delle Belle Arti.
Il titolo di questo secondo momento intende individuare una corrispondenza con quella “stagione”, appunto, dell’animo, tipica del periodo estivo ossia quell’attesa per un tempo più fresco, quel lasciarsi vivere, che quando si riferisce al male diventa l’incapacità di far valere le massime potenzialità, per trasformarsi in un sopravvivere che ci tramuta quasi in fantasmi, o meglio, negli Ignavi di Dante a cui si riferisce Tosatti quando crea l’analogia con il percorso ascensionale dantesco, o ancora – e forse meglio – con le Sette Mansioni de “Il castello interiore” di S. Teresa D’Avila.

Per farlo sceglie architetture emblematiche, per l’abbandono o l’oblio in cui versano, e ne spalanca le porte perchè tornino a parlare attraverso le sue installazioni.
Partendo dal sonno che caratterizza la storia culturale e delle generazioni dell’Italia degli ultimi settantanni spinge le istituzioni al risveglio e all’azione, sperando che con la scoperta delle sue potenzialità storiche, artistiche, culturali, la “Napoli dimenticata” possa tornare ad essere fruibile quotidianamente.

I primi due step del progetto hanno permesso la riapertura della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano in Banchi Nuovi – chiusa dalla Seconda Guerra Mondiale –  e l’ex Anagrafe sita in Piazza Dante, che nonostante conservi ancora circa duecento anni di vite napoletane, è stata da tempo immemore abbandonata al degrado.

Quale miglior occasione per riscoprire Napoli, ora però, vedendola davvero per la prima volta.

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